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Rewind - Post Urbino revisited (Nuovo! Illustrato!)Visto che subito dopo la visita al festival Frequenze Disturbate di Urbino e la ancora più importante partita di calcio Splinder vs Resto delle piattaforme non ho potuto postare causa mini-vacanza in corso, ecco qui un resoconto di quelli seri (?) con tanto di fotografie. Ne pubblico solo un tot qui nel post. Le altre si troveranno sul mio fotoblog di Flickr tra qualche ora.
CAPITOLO 1 - RICCIONE E DINTORNI Il tutto inizia con un appuntamento a mezzogiorno (cioè per me l'equivalente di una partenza mattutina) ad Asti con il Boss. Partenza che tarda di un'ora e mezza causa mia proverbiale lentezza mentale prima delle 14. In ogni caso il Boss viene recuperato presso uno dei caselli autostradali di Asti che invogliano patetici giochi di parole, caricato su un'Alfa bollata di fresco su una fiancata e dotato di numero 4 compilation. La composizione delle compilation è la seguente: Compilation 1 - Electro-sadomaso con venature nicciane, cioè da Miss Kittin a Camerini via Autobahn. Compilation 2 - Promised Land e altre banalità a cui credi solo da ubriaco ad Ibiza. Da Joe Smooth ai Beloved, vibrazioni positive per anglosassoni con rossori balearici. Battuta medio bassa. High spirits. Compilation 3 - THC: The Hashish Compilation (aka Drogato di merda!) Bel reggae d'epoca vagamente soulful (ma non solo) che ad un certo punto lascia spazio a un tot di canzoni (anche non reggae) espressamente dedicate alla cannabis e ai suoi derivati. Concepita espressamente per il Boss, che a certe cose ci tiene. Compilation 4 - Pedanteria suzukiana con cover multiple dello stesso brano (e mai l'originale), per dimostrare al mondo che le copie talvolta sono meglio degli originali. Talvolta. In ogni caso per essere una partenza intelligente (nel pieno pomeriggio del sabato più killer di tutto l'anno in quanto a traffico estivo) ce la caviamo con poco, giusto con una coda da 20 minuti causa incidente (altrui) in pieno tortonese e un paio di errori del pilota (io), che fantozzianamente decide di fare un'escursione non voluta nell'hinterland di Piacenza. Fatto sta che raggiungiamo la riviera e immancabilmente è nuvoloso. Uno di quei giorni tristi al mare in cui pioviggina, fa freddino e di solito si litiga. Per tirarci su di zuccheri decidiamo di aggredire la prima piadina di una lunga lista. E riusciamo nell'impresa di consumare presumo l'unica piadina grama di tutta la Romagna, in una boita triste sulla statale interna dalle parti dell'Italia in Miniatura, dietro un cavalcavia killer. Comunque non ci perdiamo d'animo, sfidiamo i sensi unici riccionesi e raggiungiamo il campeggio dove sostare. In ogni caso ci abbiamo messo solo una mezza serata costellata di pose fantozziane, momenti alla Gianni e Pinotto e scuse finali tipo "massì, in fondo in fondo sembra una tenda anche lei, no?". Dopo una pausa riposante post-montaggio, partiamo per downtown Riccione con l'intenzione di farci trascinare dalla movida locale. E poi un mare di PR di tutte le discoteche possibili. Ovviamente senza uno straccio di pubblico. Rispetto ai fasti riccionesi di qualche tempo fa sembra "The Day After". Ci saranno 5 PR per ogni potenziale nightclubber. Il livello di molestia è tremendo e quello di professionalità nulllo. Nel senso che chiedo ad uno di quesi PR di raccontarmi che dj interessanti ci sono in giro e mi allunga un foglio dicendomi "To, leggi che io non so". La notizia tragica è che in tutto questo fiorire di PR non si vede un singolo riccionese nemmeno a pagarlo a peso d'oro. Tutti napoletani o quasi. Bah.
In ogni caso dopo un tot di cibo, bevute (sostanzialmente poco alcooliche per il sottoscritto e alcooliche per il Boss) e cazzeggi verbali ci infiliamo nella tenda e dormiamo il sonno dei troppo giusti, sapendo che il giorno seguente al Boss spetta una prestazione sportiva di non poco conto.
CAPITOLO 2 - URBINO - BLOGGERS DE TACCO, BLOGGERS DE PUNTA (ok non fa ridere, scusatemi!) L'alba delle 10 del giorno dopo ci vede attivi, colazionanti e pronti ad un tuffo in mare. Mare che si presenta meno lurido di un tempo, ma accompagnato da un cielo nuvolosetto e da un freddolino che non promette bene. Poi si parte per Urbino, causa Festival e partita tra bloggers. Cicchiamo completamente luogo e ora dell'appuntamento, ma il buon EnzoP ci guida telefonicamente e riusciamo ad aggregarci alla compagnia, non prima di aver immortalato la nostra presenza nella piazza. Dopo una breve corsa nelle campagne locali (corsa in automobile, neh!?) raggiungiamo il campo in cui si sta per tenere la partita SPLINDER vs RESTO DELLE PIATTAFORME. Una voce maligna (molto simile alla mia) rivela che probabilmente la partita "Splinder vs Altri" è in realtà da considerarsi un match "mingherlini vs girovita generoso", ma performance atletiche di un campione come Benty mettono a tacere le malelingue: qui si fa sul serio. O quasi. Grazie al cielo non so nemmeno da dove si inizi a giocare a calcio, quindi mi astengo.
Quasi. La partita alterna pochi minuti di gesto atletico inframmezzati da quarti d'ora di rifiatamento, assunzione di cardiotonici, scuotimenti di testa pronunciando "mai più" e disperata crisi di astinenza da sigarette.
Ecco ad esempio un momento di azione intensa, a cui fa seguito uno dei tanti momenti di rifiatamento, defibrillazione e ricerca del fiato perduto.
Contrariamente a quanto fanno calciatori meglio pagati e più contesi dalle veline, i nostri addirittura cantano l'inno nazionale. O forse mugugnano qualcosa dei Death Cab For Cutie. Valutate voi qui sotto.
Unica nota negativa della giornata è il tempo atmosferico, con (per dirla alla Ciotti) nuvoloni neri da cult movie polacco, ventilazione decisamente apprezzabile e - per dirla alla suzukimaruti - un freddo della madonna che non ti aspetteresti nemmeno a novembre.
Freddo o non freddo, la partita finisce, vincono gli splinderiani. Noi del pubblico (6 persone! cioè Mattonella, Ilblogdelladomenica, Ele, Emauff e Giulia Blasi, che più tardi ha perso l'occasione di picchiare MelissaP in nome delle belle lettere) applaudiamo più per scaldarci le mani che per apprezzamento del bel calcio. La partita in ogni caso ha visto le incursioni potenti di Benty (migliore in campo senza dubbio), le incazzature di Enver, la flemma da fumatore di Mammara (compagno di fede granata e grande uomo!), le auto-scivolate di EnzoP, il doppio ruolo del Boss (creatore di gioco e portiere acrobatico), che misteriosamente non suda nonostante indossi un felpina grigia da donna, le megafonate di Colas (che ci mancava si mettesse a trapattoneggiare gridando "Strunz"!), la divisa da basket di Polaroid, l'acume tattico e il calzino sbagliato di Quindie e il passaggio da una squadra all'altra di Dietnam.
CAPITOLO 3 - L'INDISCUTIBILE INDIENESS DEL PONCE AL MANDARINO FInisce la partita, l'eliambulanza torna all'ospedale e il gancio è alle 19 e 30 per i concerti dell'ultima serata di Frequenze Disturbate. Teoricamente dovremmo vedere Four Tet, i Blonde Redhead e gli Yo La Tengo. Nell'attesa con il Boss facciamo una fuga a Tavullia per celebrare Valentino Rossi. Dopo una strada allucinante nel nulla arriviamo alla meta e capiamo perché il buon Rossi corra come un ossesso: il paesino fa schifo, trasuda noia e bruttezza provinciale da ogni casa e ti invoglia ad accelerare, sgommare e andare via. In ogni caso mettiamo la tacca di Tavullia sul calcio del fucile dei viaggi da fare una volta nella vita e proseguiamo per Gabicce Mare. Il luogo è di per sè più triste ancora di Riccione di questi tempi: famigliole, negozi tristi, gente che cena alle 18 e 45, nuvole, mare brutto. Impieghiamo un'ora a stabilire quale è il piadinaro più adatto alle nostre esigenze, ma alla fine ci azzecchiamo e ci rimpinziamo di cibo, che gli zuccheri sono bassi e il morale alto. Del festival ricordo poco, salvo il fatto che faceva così freddo che mi usciva la condensa dalla bocca e pioveva pioveva pioveva. Urbino era immersa in una nube e pioveva in orizzontale, in diagonale, perfino in verticale come sarebbe d'uopo. Ringrazio la fortuna di avermi dotato di un ombrellino mignon molto gay, che mi ha protetto dal peggio. Il Boss ha dilavato la felpa grigia da donna di cui sopra e gli altri si sono bagnati. Tanto. Dei tre concerti che ho visto ho poco da dire: Four Tet è troppo poco tamarro per i gusti di uno a cui piacciono gli Shalamar, Sylvester e i Boney M. I Blonde Redhead sono oggettivamente bravi, intelligenti e hanno qualcosa da dire. Sembrano fare un bel concerto, ma l'impianto bagnato è quel che è. Per certe atmosfere ci vanno watt adeguati. In ogni caso non male. Gli Yo La Tengo, invece, mi sono piaciuti proprio perché sono incostanti: duri quando te li attendi mosci, soporiferi quando vorresti muovere le gambe e scrollarti un po' di umido di dosso. Apprezzo l'idea che siano assolutamente fuori tempo e fuori fase rispetto alle mie esigenze, che a volte le cose lasciano il segno proprio perché sono diverse da quello che ti aspetti. Disappunto non significa per forza delusione. La cosa che ho visto di più era il bar del Festival, gestito da un pover'uomo che cercava di insegnare a due quindicenni con seri problemi psicomotori come si fa il barista. Quando fa freddo e desideri scaldarti con un bicchierone di San GIovese, un'attesa di 15 minuti ti snerva. Soprattutto se il barista non riesce a tagliare una scorza civile da un limone o spilla solo schiuma densa dalla spina, ecc. Detto questo, il concerto è stato l'occasione per vedere un po' di gente che leggo, talvolta linko e in generale stimo. Al di là del già menzionato Enver collassante a fine serata (crampi da atleta e calo di zuccheri), ho conosciuto e/o visto Inkiostro, mezzo Loser, MarinaP su di giri alcoolici, la famiglia di Losing Today, i ragazzi del Velvet che (incredibile!) tifano per il Toro e addirittura presenziano in loco con uno striscione e una pletora di altri bloggers e indiebloggers di cui mi ricordo poco causa consumi alcolici a scopo termico. Risolta la serata con un terzo tempo nella birreria peggiore del mondo (non avevano niente da bere e da mangiare, le birre erano calde e sgasatelle, costava tutto caro, volevano essere pagati coi soldi giusti e dopo mezz'ora ci hanno chiuso il locale sotto il naso), siamo passati ai saluti di rito (durati 2 ore) e tornati a Riccione per recuperare calore ed energie.
Incredibilmente, nonostante il vento, la pioggia e il freddo, la tenda ha tenuto. Peccato per la sveglia il mattino dopo ad opera di alcuni disgraziati ragazzini di Vicenza che - mentre scaricavano casse su casse di Aperol in campeggio - si intrattenevano con musica gggiovane dai Pitura Freska in giù (e per giù intendo gli SkaP e altra monnezza ska-core per alienati che si vogliono male).
POSTILLA - INDIEBLOGGERS? Boh, sì. Indiebloggers. Cioè i bloggers che ascoltano musica indie, vivono la musica indie e assumono atteggiamenti indie. Il tutto sarebbe facile da spiegare se si capisse cosa significa indie, ma ce lo si chiede dai tempi di Leisure dei Blur o forse dall'epoca della prima comunione di Morrissey. Diciamo che gli indiebloggers si distinguono dal resto del mondo perché hanno un sacco di spillette. Per il resto l'immagine trita e obsoleta del fighetto che si bulla dei suoi ascolti in modo snob e crede all'NME come mio nonno credeva alla Pravda è francamente fuori luogo. Scritto da: Broken_Bridge |
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